16/02/17

Il messaggio nella storia a tutti i costi

È un fatto di gusti personali, meglio dirlo subito, ma c'è che io odio le storie che vogliono per forza appiopparti addosso un messaggio, una morale, una sacra verità!

Sono dell'idea che quel che conti maggiormente in una storia sia proprio la storia. E questo non riguarda soltanto la trama o la sua struttura, tanto per capirci, ma anche il come viene raccontata, cioè lo stile. Un discorso che per me vale tanto nel romanzo quanto per un film. 
Ma facciamo che vi porto un paio di esempi pratici, magari proprio parlando di film. Vi va? 

Di recente ho visto due pellicole che mi sono abbastanza garbate. Una di più, e cioè Non essere cattivo, e una molto meno, ovvero Collateral Beauty. Ficcarle nel discorso che voglio fare mi porta a identificare "il messaggio a tutti i costi" nella seconda. È il caso però che faccia un po' di ordine, quindi seguitemi, miei prodi neuroni!

Non essere cattivo è un film tutto italiano del 2015, l'ultimo di Claudio Caligari, ambientato nel '95 a Ostia. Racconta di due micro criminali che vivono un po' alla giornata, spacciando e rapinando. Mostra la vita senza ambizione e grosse speranze di due balordi, che però non sono "cattivi" perché sì, ma hanno alle spalle le loro scelte e i propri problemi.
Cos'è che funziona alla grande qui?

Prima di tutto l'ambientazione accurata e la telecamera che ti fa vivere la miseria dei suoi protagonisti. Certo, gli attori principali sono bravi, credibili, perfettamente in parte, ma a colpirmi sono la furia rabbiosa di Cesare e la ricerca di coerenza di Vittorio. Sono le loro anime, che in maniera del tutto naturale emergono con lo svolgersi della storia. 
Inquadratura dopo inquadratura esploriamo le scelte difficili e contraddittorie dei due amici. C'è un ambiente comune e quotidiano, sporco e violento, misero e triste. Ma mai esagerato. Mai pretenzioso. E questo emerge, secondo me, perché non c'è un messaggio dominante, un leitmotiv che ti disturba imponendoti una riflessione. Scegli tu come guardare e cosa guardare, e sei libero di trarne il messaggio che vuoi. C'è solo una lieve traccia in tutta la vicenda, ed è il Non essere cattivo del titolo, che però non è un vincolo, ma una possibilità di sguardo, e niente più.

E poi c'è Collateral Beauty.
Che è uno di quei film sulla morte che pretende di dirti come guardare e cosa pensare. Perché nonostante alcuni spunti narrativi interessanti e altri giocati un po' male (anche se qui si va sul gusto personale), quello che hai di fronte ti parla costantemente di un singolo tema, e lo fa non tramite personaggi, azioni e storia, ma con le parole dirette dei protagonisti.
Non che sia una scelta di per sé sbagliata questa, ma quando ogni singolo discorso risulta irreale, implausibile e, come dice più di qualcuno, impregnato di sentimentalismo alla Baci Perugina, capite bene che qualquadra non cosa affatto. Troppo messaggio, poca storia. Quindi, per me, imposizione.

E quindi, dove Non essere cattivo ti lascia libero di gustarti un racconto (tra l'altro buonissimo) e di riflettere, Collateral Beauty t'infinocchia più e più volte con giri di parole che sembrano supercazzole, arrivando spesso a dirti Lascia stare la storia, io voglio dirti questo, questo e questo, brutto idiota!

Due domande ora.
Se avete visto i film, vi ritrovate in quel che vado balterando?
E pellicole a parte, che ne pensate di storia e messaggio? Che magari, diversamente da me, potreste pure preferire storie con una morale per giudicarla bene. 
Insomma, sono curioso. Fatemi sapere eh!