25/03/25

13 anni di blog e stamattina era in down

Me ne sono ricordato così. Non si poteva più vedere il sito perché m'ero scordato di rinnovare l'hosting su Aruba. Genio! Poi però la sorpresa: 13 anni di blog!

E allora che fai? Non le scrivi due righe due?!
13 anni ininterrotti (coff coff) di blog n'è mica una roba da ridere eh!

Ma quanto sono bravo?
Quanto sono stato costante?!
Un talento!
E poi ho pensato anche: ma io, nella vita in generale, in cos'altro posso vantare altrettanta costanza? 

Forse, mi vien da dire, solo nel tennis. Anche se nell'ultimo anno e mezzo la racchetta è rimasta lì appesa al chiodo. Ma vabè, il tennis è uno stile di vita. Io so al centopercento che è solo questione di una piccola spinta e si riparte.
Che poi a tennis nella mia testa ci gioco ogni giorno.
Schemi mentali, dritti e rovesci mimati quando nessuno mi guarda, versetti agonistici... cose così insomma!

Ma intanto siamo anche a 13 anni di blogging.

Già!

...

...

In realtà non ho chissà che da dire, ma mi piaceva farmi un piccolo remind.
Poi lo scorso anno, ora che ci penso, vi avevo raccontato un po' di cosette proprio legate alla nascita del blog e quindi allo scrivere. Vi ricordate? 

Mah, forse no...
Vabè, anche fosse, tra queste c'era il romanzo che stavo terminando.

Non ho più detto nulla ma: è finito, un po' di persone l'hanno letto e infine dopo alcune aggiustatine l'ho proposto un po' in giro. Benone, vero?

Attualmente sono in una luuuuuuunga fase d'attesa.
Come stare alla cassa con quattro persone davanti col carrello strapieno e intanto quello al nastro chiede se per favore può andare a recuperare di corsa (ahimé non sarà di corsa) il detersivo perché se l'è scordato e anche se tu vorresti dire No col cazzo! conta solo la risposta di quello che gli sta appena dietro e allora stai lì ad aspettare e poi quando torna s'inventa pure di non ricordare il codice pin della carta e tu lì, stronzo e impotente, aspetti che una casa editrice ti dia una risposta per farti sapere che ne è del tuo manoscritto. 

Insomma così!

E son 13 anni di blog.
Molto bene e avanti tutta!
Ciao cervelli ;)

21/03/25

Due rughe

Buondì cervelli! In occasione della Giornata mondiale della Poesia, vi lascio con questa...


Due rughe

Esco di casa un giorno qualsiasi
pensando a una vecchiaia del 2083.

Vorrei che fosse almeno un po' gentile
come quegli autunni che la gente va a fotografare
magari in Giappone a novembre nei templi buddhisti
oppure in Canada con le foglie rosse d'acero persino sulle bandiere.

Ma tanto... sono solo due rughe di stanchezza
queste che mi guardano in faccia stamattina.

E sembra anche stupido pensarci,
stupido fermarsi, stupido stirarsi
prendendosi da parte a parte la pelle
per vedere com'era giusto ieri la mia fronte
nelle foto infinite di Facebook dove
non c'era assoluta traccia di tutta questa faccenda.

Ci saranno i crateri di Marte, magari un giorno,
una persona scavata dai canyon
da tutta una vita di gioie e patimenti
e dall'altro: le prove purissime, digitali
come esplorazioni di rover spaziali
a dire che prima c'era tanta acqua tranquilla
in questa arsura di anni brutali.

Ma per ora... soltanto due rughe,
a sbracciarsi mute dallo specchietto retrovisore.

Perciò vado avanti e non guardo proprio
sorpasso e neanche metto la freccia a sinistra
che tanto le strade giuste le so perfettamente a memoria:
schermi luminescenti coi filtri miracolosi
pronti ad accarezzarmi, a lisciarmi a distrarmi
se preferisco piuttosto star qui tranquillo
e continuare continuare a ingannarmi
che il tempo dello scrolling è appena iniziato
e da me avrà chilometri di pollici in corsa
lunghe maratone di contenuti a buon mercato.

Così, quando arriverà l'autunno vero,
con una faccia da schiaffi che sarà tutta sorriso,
e io lì, coi miei occhi drenati a risposarmi in palmo di mano:
cercherò il calore dei pixel,
quelli che ho già condiviso,
con due rughe di stanchezza,
ora perdute lontano
lontano...

Vi ricordo che questo pezzo, assieme a tutti gli altri, sia racconti sia poesia, lo potete trovare nella sezione Scrivo Storie del blog!

19/03/25

Quanto valgo per te

Non mi pento di averti amata. Per quanto dicano sia sbagliato riconoscere il proprio valore nel giudizio degli altri, io, nel tuo, ci ho trovato me stessa.
Inutile mentire. Da sola, senza te, non sapevo chi fossi. Ma tu mi hai dato la luce, hai definito il mio cuore, l'anima chiara che prima era torbida, e l'hai fatto scegliendomi tra tante, dandomi un senso che... sì, insomma: il tuo amore mi ha resa viva! Ero viva, frizzante di vita, innamorata delle tue dolci carezze, del colore dei tuoi occhi verdi e della tua pelle morbida.
Vorrei mi stringessi ancora. Vorrei ancora la tua gentilezza, adesso più che mai. E invece...
Mi hai mollata. E la verità, che non volevo vedere, mi ha prosciugata dentro. Guardandoti da lontano, quando hai deciso di lasciarmi, ho pianto tutte le mie lacrime. Stupidamente ho cercato consolazione nella bocca di un'altra. Ma non eri tu. No... non eri tu.
Quanto valessi ora lo so. Ora che sono sola, svuotata, dimenticata. La freddezza con cui mi hai raccolta da terra, tornando quasi volessi prenderti gioco di me, è stata il colpo di grazia. Io che sono nata e morta da te e per te non credevo di merita tanta cattiveria. Ti ho amata. E tu, senza pietà, mi hai illusa un'ultima volta.
Quanto valgo? Già, quanto?
Lo so bene, adesso. 5€, pinta media.


Vi ricordo che questo racconto, assieme a tutti gli altri, lo potete trovare nella sezione Scrivo Storie del blog!

13/03/25

Un sogno

La stanza curata, minimalista. Non asettica ma con la giusta quantità di verde. Climatizzazione e ricircolo d'aria in equilibrio. Mio nonno muore e io ho soltanto voglia di farmi. Non penso ad altro.
Ormai è un'ossessione. Una tendenza assecondata di cui non conosco le radici. Qualcosa che ho, credo, liberato dalla prigionia senza sapere che fosse in catene.
Nonno, ti ho chiesto. Ma tu... te li ricordi i sogni?
Poco, risponde. Non vuole parlare ma io vorrei tanto sapere.
Com'era?
Mm... non so.
Lo saluto ed esco. Devo farmi, devo farmi, devo farmi.
Strade ordinate. Simmetrie di edifici che si stagliano su un azzurro pulito. Auto automatiche, mute. Persone che compiono con precisione il loro posto nel mondo e non conoscono, non conoscono le bellezze segrete del caos, del nonsense come concetto, delle potenzialità atrofizzate di queste nostre menti ammansite.
Forse è così che riesco a immaginare di farmi. Ancora una dose, ancora una, e accetto passaggi sottobanco e mani leste che spacciano pillole: lo spezzarsi del mio rigore fedele al benessere che invece mi opprime, mi rade al suolo, tranquilla e in silenzio.
Ma ora sono a casa. E chiudo a chiave. E spengo la luce e sono io sola, con le mie pillole e le verità rivelate, qui pronte da ingoiare, e tutta la meraviglia di una mente viva a portata di bocca. Il mio stomaco accoglie il farmaco: acetilcolina che mi indurrà la fase REM. Noradrenalina e serotonina che viaggeranno tra i neuroni inebetiti. Sarà proibito, sarà sbagliato, sarà sporco, immorale, illegale ma ormai ci siamo, ci siamo quasi e... morbidamente accomodata sognerò ancora una volta!
Erik dice Unisci i puntini.
Quali? gli chiedo.
In cielo gli aerei si muovono a formare una faccia. Mi sembra quella di Erik e parla. Se smetti..., dice, e intanto i loop pieni di gente scorrono fuori dalle rotaie, sono serpenti, treni come rettili volanti, Ci avevi mai pensato? riprende Erik.
No, non ci avevo mai... e mi cadono i denti. Oh no... oh no! La droga. È la droga! grido ora davanti allo specchio.
Se smetti, dice Erik specchiandosi al posto mio, perderai tutto. Un sorriso perfettamente finto, mi dice mentre mostro la bocca, ora ripulita, l'ordine in apparenza.
Mi sveglio sudata. Agitata. Devastata. Estasiata! Cosa ho appena visto? Cosa ho appena capito? 

un sogno


Vi ricordo che questo racconto, assieme a tutti gli altri, lo potete trovare nella sezione Scrivo Storie del blog!

31/12/24

2024 in due minuti

Mi sono appena accorto che questa "rubrica" oggi compie ben 10 anni! 

Si perché è dal 2014 che provo a riassumere l'anno trascorso in poche righe, e quindi, dopo gli incredibbbbili 202320222021202020192018201720162015 e 2014... ecccoci col 2024 in soli due minuti!


Gennaio
Si riparte da dove avevo lasciato: montagna. Un paio di giretti sopra le nuvole e un po' di Japan Inspiration col film Perfect Days e l'inaspettato L' Isola dei battiti del cuore.
Questo Giappone è così influente che... pazzia: lo prenotiamo!


Febbraio
Compleanno sempre in montagna, ma soprattutto focus potente sulla scrittura. Voglio assolutamente usare le mie energie per finire questo benedetto romanzo

Marzo
Si va a Napoli per festeggiare il compleanno del nonno e con l'occasione si scrive, si scrive, si scrive fortissimo. E anche a lavoro si scrive, con la sceneggiatura del video spot per l'azienda in cui lavoro. Ve lo lascio che è proprio bellino!

22/10/24

L'orda del controvento e la filosofia del Contrasto

Maestoso, originale, spiazzante.
Devo dirvelo: sono rimasto profondamente colpito dalla bellezza de L'orda del controvento di Alain Damasio e ve ne devo per forza parlare.

Siamo di fronte a un romanzo di genere fantascientifico, anche se molti lo inseriscono nel fantasy.
Io dico: chissenefrega!


Il mondo in cui ambientato non è sicuramente il nostro.
Siamo infatti portati, assieme alla 34esima Orda, a "contrastare" un luogo costantemente battuto dal vento, un pianeta per gran parte inesplorato e che, proprio con la spedizione dell'Orda, potrebbe rivelarsi nell'Estrema Vetta, dove la terra finisce e il vento ha origine. O almeno è quel che si spera...

La missione dell'Orda, un gruppo composto da 23 persone, è infatti di viaggiare per migliaia e migliaia di km da ovest ad est lungo la fascia di contrasto, sempre controvento e a piedi
Solo il Contrasto, che si fa a piedi dall'inizio alla fine, permette infatti a un'Orda di essere pronta e formata, di poter essere all'altezza della fine del mondo.


Cosa ho amato di tutto questo?

Partiamo dal vento, vero e proprio protagonista.
Il vento qui è scienza, cultura, spiritualità, e viene studiato, vissuto, ammirato e temuto.
Posso lasciarvi per un attimo alle parole di Sov lo scriba, per farvi capire meglio?

23/07/24

Inespresso

L'inespresso viaggia feroce
nei contorni delle cose a cui tenevi. 

Di solito risposa quieto,
nei giorni che crescono a mesi e anni,
e così, indisturbato,
s'infila tra le fessure dei mobili di casa,
nelle intersezioni dei tasti delle tastiere,
dentro i cuscini stanchi del divano,
sotto le coperte sgualcite dei letti,
nelle tasche dei vestiti appesi alle grucce,
sulle credenze e le mensole colme di oggetti,
sopra al tappeto assieme alla polvere. 

Se ne sta silenzioso,
in attesa,
dimenticato,
fintantoché, al momento opportuno...
striscia veloce e ti s'infila negli occhi!

Oh! come saltano all'occhio
le imperfezioni della tua vita,
come risaltano i futuri immolati
per distrazioni e fatiche intentate. 
Le cose che popolano i tuoi giorni tranquilli
trasudano dubbi a cui non vuoi dare voce:
Se avessi accettato quell'altro lavoro?
Se avessi provato quel passo azzardato?
O avessi saltato più coraggiosamente nel vuoto?
Quanto più io sarei, oggi, rispetto a chi sono?

È un duello di sguardi questa
sfida al mancamento di passati invissuti,
un'occhiata alla banalità delle certezze inscalfibili,
una ferita netta e quasi indolore,
un sanguinamento crudele che non puoi più tamponare.

Rimangi le stesse bugie che ancora racconti,
ingoi i rimpianti,
stordito,
senza forze.

Ma ormai è quasi andato,
quasi morto ancora una volta
il bagliore dei passati che hai lasciato scappare.

L'inespresso riprende la strada
che va dai tuoi occhi ai sogni infranti,
tornando a nascondersi tra i particolari
che riempiono un vuoto che non vuoi più rivedere.

25/06/24

Stretto

Ovunque si trovasse,
qualunque cosa facesse,
si sentiva sbagliato,
fuori posto,
stretto.

Eppure non c'era niente che non andasse
in lui.

Solo
aveva idee troppo grandi
e ancora non lo sapeva.




20/04/24

Dodici anni fa, sul blog...

Dodici anni fa, sul blog, comparivano le prime tracce di una storia che mi girava per la testa. Quella storia doveva essere un romanzo. Un romanzo che avevo intenzione di scrivere qui post dopo post.

Inutile dire che l'anonimato iniziale, l'inesperienza del mezzo e la scarsa consapevolezza di ciò che potevo, volevo e sapevo scrivere, bloccarono tutto, trasformando poi questo posto nel CervelloBacato che conoscete.


Ma quella storia, quel romanzo a puntate, che fine ha fatto? Da qualche parte è continuato a esistere...

03/03/24

Blu

Ero blu come il cielo di marzo,
come i riflessi su Riva del Garda,
come un pomeriggio ancora ghiacciato.

Ero blu di malinconia,
blu a pensare alla primavera,
blu la domenica prima
di una settimana di lavoro in ufficio.

Ero blu ma c'eri tu,
e guardavamo il lago insieme,
aggiungendo una sfumatura di blu
al colore che ami di più.




21/02/24

Luci e ombre

Non puoi pretendere sia solo luce,
altrimenti rimarresti accecato.
Aggiungici invece l'ombra
e inizierai a capire lo spessore
di quel che hai davanti.




09/02/24

A un passo da una nuova rivoluzione

Credo ci troviamo a un passo da una nuova rivoluzione digitale. Digitale?! Ma che dico? Sarà qualcosa di ancora più potente!

Non so se lo sapete ma è da poco uscito il nuovo Apple Vision Pro, un visore che ci permetterà di vivere nella realtà mista.

Questo aggeggio promette di fare meraviglie ma, conscio di tutte le criticità già emerse con l'utilizzo degli smartphone, che hanno cambiato il nostro modo di relazionarci con gli altri e con noi stessi, non posso che mettere le mani avanti e pormi qualche domanda.

Prima tra tutte: ha senso credere di aver bisogno di vedere di più?
Ne parlo approfonditamente nel nuovo articolo del mio sito Punto e a Copy, quello dedicato al mondo della comunicazione.

Se vi va, lo potete leggere qui: Credere ciecamente al bisogno di vedere oltre



15/01/24

A cosa serve soffrire?

Questi primi giorni del nuovo anno sembrano volermi far riflettere su una domanda: a cosa serve soffrire?

La questione del dolore, fisico o mentale che sia, e del perché lo si debba affrontare, mi sta seguendo attraverso tre opere totalmente scollegate tra loro: il romanzo Il mondo nuovo di Huxley e i film Saltburn e Perfect Days.

Tre storie che apparentemente non c'entrano davvero niente l'una con l'altra ma in cui invece, a me, pare d'aver trovato un filo conduttore. Un filo che riguarda proprio la domanda iniziale.


Vi spiego in brevissimo di cosa parlano, così poi capite il senso del discorso.

29/12/23

2023 in due minuti

Un 2023 in cui sono successe tante cose, sia belle, sia brutte, ma che come da tradizione (questo ormai è il decimo anno!) riassumo in appena due minuti.

Qui trovate: 2022, 2021, 2020, 2019, 2018, 2017, 2016, 2015 e 2014.


Gennaio
L'idea è di rimettersi in forma e crearmi una routine. Dai Cervello, corri almeno due volte a settimana pure se fa schifo e non mollà! Per il resto snow a manetta e il bellissimo Scheletro Femmina.


Febbraio
[...]
una risata, decisa e ispirata,
cenerino in spalla
battuta in canna:
oh, è appena salpato, un vero pirata!

21/12/23

Il primo bacio

I suoi dicevano che lì dentro si praticasse la magia nera. Che gli spiriti maligni venissero invocati da loschi figuri che potevi sentire qualche volta di notte.

Quell'estate Marco, proprio lì dentro, diede il suo primo bacio a Celeste, la ragazza più bella che avesse mai visto. E allora rise, ripensando alle stupide storie dei grandi, che volevano soltanto tenerlo lontano da un luogo che associavano più a un bordello che alla casa del demonio, e rise ancora di più quando raccontò tutto anche a lei, che poi di ridere a un certo punto non la smetteva quasi più, tanto lo trovava divertente, e rideva, e rideva, rideva, in un crescendo di spasmi scomposti che le rimbombavano per tutto il corpo, deformandole il petto e trasformandone il torace, che si aprì in un fiotto grigiastro di tentacoli marini che lo afferrò per la faccia e lo inghiottì per dilettare il Male.

Caro Marco, e che cavolo, la prossima volta ascoltali i tuoi genitori!






12/12/23

La partita di Ugo

Piangeva dandogli le spalle, verso le ombre lunghe degli alberi, pensando che se ne poteva anche andare al diavolo lui e il suo Street Fighter.
Ugo era il bambino più odioso, maleducato, violento e maledetto che avesse mai incontrato, e stava giocando la sua partita con quella che era la sua mancia. Gliel'aveva rubata con una scusa stupida, un Famm' veré! che in teoria voleva dire Fammi vedere, ma detto con quell'accento del sud che le dava fastidio, perché era odioso, maleducato, violento e maledetto proprio come Ugo, e che significava Comando io, è casa mia!
Forse era cattiveria gratuita, o forse era invidia, perché di tenerle testa a quel tipo proprio non gli riusciva. Fatto sta che partita dopo partita non mancava di dargli una lezione e lui, per ripicca, la tormentava fino a farla piangere.
Quindici anni dopo, sotto le fronde degli stessi alberi, poco distante dalla sala giochi in disuso, era ancora intenta ad asciugarsi le lacrime, che stavolta erano di gioia.
Estate dopo estate quello era diventando un posto speciale, e soprattutto, era speciale lui, Ugo, col suo accento gentile, buffo, caldo e benedetto, che la conosceva come non aveva mai conosciuto nessuno.
Fu così che in ginocchio, rosso per l'agitazione e l'imbarazzo, le chiedeva di passare il resto della sua vita al proprio fianco. Un'ultima partita da giocare, ma stavolta assieme.






06/12/23

Lunatica

Oggi è dolce,
domani non la puoi avvicinare.

Ama l'arte,
la letteratura,
la lettura.
Piega gli angoli delle pagine
e sottolinea
con la matita
le parole che la disorientano.

Non vuole sembrare incoerente,
ma se rinunciasse
a quel cambiamento
non sarebbe più lei,
non si capirebbe.

Parlassero pure gli altri.
Ridessero.

Che tanto a che serve
sembrare d'un pezzo
se puoi essere
felicemente lunatica?






02/12/23

Tutta la tua Volontà

Desiderava così tanto lasciare quel posto che quando ne ebbe l'occasione gli mancò - per un pelo - il coraggio.
Prese il suo bolide e pedalò giù per il pendio, sempre più giù, tra i monti di sale viola che si imponevano come le guardie di una prigione.
Visualizzò le strade, i profumi, i suoni e i sapori di una terra lontana lontana. Poi si aprì al vuoto con tutta la sua Volontà e cominciò a proiettarsi all'altro capo del mondo.
Svanì prima la ruota, poi un pezzo di manubrio e allora capì che succedeva davvero. E se avesse sbagliato? Se non fosse pronto?
Bastò questo a tenerlo fermo. Rimase lì: solo in mezzo alla strada, ferito e sanguinante con la metà di una bicicletta. Il resto era andato, là nel suo luogo del cuore. Quello che non aveva avuto il coraggio di prendersi.





27/11/23

L'osservazione del pilone

Il pilone zurbzicone,
l'erba frizzillèra,
il sole oleosmatico e poi io, io, io:
che non colgo neanche un tarfuglio!


Quello che avete appena letto è un mio tentativo di poesia metasemantica.

E che roba è?

Il linguaggio metasemantico è un'espressione artistica e letteraria che crea linguaggio seguendo un processo piuttosto particolare.

Anziché partire dai concetti per poi associare loro suoni e segni grafici, fa il contrario: prima vengono i suoni e poi si attende che il patrimonio d’esperienze interiori di chi legge o ascolta, magari il suo subconscio, dia significati, valori emotivi, profondità e bellezze.

Se volete saperne di più, ci ho scritto un bell'articolo (ma bello davero davero!) su Punto e a Copy, il mio sito dedicato al mondo della comunicazione. Lo trovate qui.

23/11/23

Il Temporale di Arquà Petrarca

Ha smesso di piovere e l’aria è fresca, ma Elvira non se ne accorge.
Deve correre, arrivare dall’altro lato di Arquà Petrarca. Deve dirlo agli altri e allora scivola tra i vicoli in salita senza fermarsi, col cuore e i polmoni che esplodono.
Ha smesso di piovere e l’aria è fresca, ma Elvira non se ne accorge perché sta bruciando.

Giulio si stiracchia al sole, sbadiglia e annusa i ricordi che il temporale gli ha portato.
Se la passa bene, davvero bene, e quasi quasi farebbe una pisciatina sulla siepe, se non fosse per la pazza che corre su e giù per il suo vicolo, si appoggia al cancello, lo fissa e poi... riparte.
Giulio sarà pure speciale, uno che vede lontano e capisce al volo, ma è anche un gatto irritatabile, perché con la vescica timida, a volte, anche un’occhiata storta ti manda al manicomio.